Diversi studi hanno finora rilevato la presenza di un ruolo
importante da parte delle mutazioni de novo nei soggetti autistici, mentre una
più recente ricerca a dimostrato quanto queste mutazioni abbiano una maggiore
rilevanza in base al sesso del genitore dal quale provengono.
Con mutazione de novo si intende una mutazione non ereditata
dai genitori, bensì generatasi autonomamente nel genoma dell’individuo, in quel
caso si parla di mutazione de novo somatica, oppure generatasi nei geni della
cellula uovo o nello spermatozoo dei genitori del soggetto , in tal caso si
definisce mutazione de novo della linea germinale.
Finora gli scienziati si sono focalizzati sull’esoma (l’insieme
dei geni del genoma che hanno il ruolo di codificare le proteine) dei soggetti
colpiti da disturbi dello spettro autistico, senza considerare quindi le
mutazioni a carico dei geni non codificanti.
In una ricerca condotta da Stephen Scherer, dell’Hospital
for Sick Children of Toronto in Canada, e i suoi colleghi in una collaborazione
internazionale, pubblicata su npj Genomic Medicine di Nature, hanno deciso di analizzare i
campioni di DNA di 200 famiglie aventi un unico figlio autistico, distinguendo
le mutazioni de novo somatiche da quelle della linea germinale.
E’ così venuto a galla che la maggior parte delle mutazioni
de novo della linea germinale sono per il 75,6% a carico degli spermatozoi
mentre il restante 24,4% è a carico della cellula uovo.
Si è evinto inoltre che nel caso del genoma paterno la
frequenza di mutazioni aumenta con l’avanzare dell’età del padre.
Mentre, nel caso della madre, la maggior parte delle
mutazioni tende a formare dei cluster, cioè degli ammassi di geni che si
trovano a meno di 20.000 coppie di basi sul DNA tra loro. Questi cluster vengono
eliminati spontaneamente dal cromosoma materno, trovandosi nei pressi di
particolari polimorfismi del genoma chiamati variazioni de novo nel numero di
copie.
E’ chiara quindi l’incidenza superiore che hanno le
mutazioni dello spermatozoo rispetto a quelle della cellula uovo sulla
possibilità dell’insorgenza dell’autismo nel nascituro, dovuta anche a un’evidente
differenza nell’efficacia dei processi di riparazione del DNA da un sesso all’altro.