L’emicrania è una delle patologie croniche più diffuse al
mondo, colpendo quasi il 15% della popolazione mondiale (circa 1 miliardo di individui). Alle volte può diventare
fortemente debilitante. Di natura neurologica è caratterizzata da ricorrenti
cefalee (mal di testa) che possono essere accompagnate da nausea, vomito,
fotofobia (forte sensibilità alla luce), fonofobia (forte sensibilità ai suoni)
e disturbi temporanei sensoriali, motori o delle capacità inerenti il
linguaggio.
Uno studio guidato in Australia da Dale Nyholt dell’Institute of Health and Biomedical
Innovation, Queensland University of Technology e negli Stati Uniti da
Aarno Palotie del Broad Intitute of
Boston che ha portato a confronto 8 milioni di varianti di Dna di 60 mila
pazienti affetti da emicrania, con un gruppo di controllo di 316 mila soggetti
estratti da 22 differenti studi genomici, così da poter dedurre quali varianti
genetiche specifiche possano portare all’insorgenza dell’emicarania.
I ricercatori hanno così riconosciuto 44 varianti di Dna
come concorrenti alle cause dell’affezione dalla patologia.
Queste varianti sarebbero colpevoli di alterare i livelli di
proteine ed enzimi nell’espressione di un determinato gene che porterebbe allo
sviluppo di attacchi della malattia.
Nell’articolo su Nature Genetics, Nyholt scrive: «Le esatte
cause dell’emicrania sono sconosciute e non vi sono segni riconoscibili,
diagnostici e patologici.
Non sappiamo quale sia la biologia e cosa faccia scattare il
disturbo, ma studi di gemelli e di gruppi familiari indicano che l’emicrania ha
una significativa componente genetica.
Le terapie sintomatiche esistenti, come i triptani, sono
efficaci solo su circa il 40% dei pazienti.
Ora cerchiamo una particolare variante di DNA che sia più
frequente nei casi di emicrania, in confronto con il gruppo di controllo.
Questo ci darà una conoscenza biologica e potremo quindi
esaminare i gruppi per vedere se possiamo puntare a questo specifico percorso e
formulare un migliore trattamento».
Con questa nuova rivelazione gli scienziati, lavorando anche
sulle altre cause quali stress, fattori ambientali, alimentazione sbagliata e
irregolarità del sonno cercheranno di sviluppare terapie più specifiche per
poter combattere le probabilità di insorgenza della patologia.