Al Mayo Clinic College of Medicine un gruppo di ricercatori eliminando
le cellule senescenti (cellule che non si dividono più e sono destinate alla
morte cellulare, responsabili dell’invecchiamento e la morte dell’individuo) è
riuscito a migliorare lo stato di salute nei topi di mezza età e allungarne la
durata di vita tra il 25 e il 35%.
La tecnica è stata pubblicata sulla rivista Nature. In
pratica i ricercatori hanno iniettato durante un trial un agente sintetico
sperimentale (un enzima caspasi), chiamato AP20187, due volte alla settimana a
un gruppo di topi transgenici di mezza età, eliminando il 70% delle cellule senescenti.
Il farmaco agirebbe solo sulle cellule in cui è molto attivo
il gene p16Ink4a eliminandole. Si tratta infatti del gene che, insieme al
percorso biochimico p53, portano alla produzione di un cocktail di fattori
chiamato SASP (Fenotipo Pro Infiammatorio Secretorio) responsabile dell’invecchiamento e di malattie come diabete, cancro e diverse malattie renali. Le uniche cellule senescenti
che sono sembrate essere immuni al farmaco sono quelle del fegato, del colon e
i linfociti.
Come affermato dal professor Van Deursen, autore della
pubblicazione, «La senescenza cellulare è un meccanismo biologico che funziona
come un freno di emergenza utilizzato dalle cellule danneggiate per fermarne la
divisione» «Sebbene il sistema immunitario funzioni regolarmente, con il
passare del tempo diventa meno efficace, le cellule senescenti accumulandosi
danneggiano le cellule adiacenti e causano infiammazione cronica, che è
strettamente associata alla fragilità e alle malattie legate all’età»
Di conseguenza l’azione dell’enzima migliora di gran lunga
anche lo stato di salute del soggetto riducendo anche le infiammazioni nel
tessuto adiposo, muscolare e nei reni. Si è notato anche un’apparentemente aumento
della reattività e di curiosità per l’ambiente circostante.
Alcuni prodotti delle cellule senescenti hanno però un ruolo
nella guarigione delle ferite, nell’inibizione della produzione di tessuti
fibrosi e nella prevenzione del cancro e quindi necessario verificare la
sicurezza del trattamento prima di iniziare a spostare la ricerca all’uomo.
Bisogna anche tener conto che nei soggetti di studio non è
insorta alcuna difficoltà nella guarigione delle ferite, ne un aumento nell’insorgenza
di fibrosi o tumori. Il che incoraggia molto gli studiosi che si sono messi
alla ricerca di ulteriori composti in grado di reagire con le cellule
senescenti.
Questa e ulteriori ricerche un giorno potrebbero donare all’uomo
una vita molto più lunga e in salute.