mercoledì 4 gennaio 2017

Il primo passo per la formula della salute e lunga vita



Al Mayo Clinic College of Medicine un gruppo di ricercatori eliminando le cellule senescenti (cellule che non si dividono più e sono destinate alla morte cellulare, responsabili dell’invecchiamento e la morte dell’individuo) è riuscito a migliorare lo stato di salute nei topi di mezza età e allungarne la durata di vita tra il 25 e il 35%.


La tecnica è stata pubblicata sulla rivista Nature. In pratica i ricercatori hanno iniettato durante un trial un agente sintetico sperimentale (un enzima caspasi), chiamato AP20187, due volte alla settimana a un gruppo di topi transgenici di mezza età, eliminando il 70% delle cellule senescenti.

Il farmaco agirebbe solo sulle cellule in cui è molto attivo il gene p16Ink4a eliminandole. Si tratta infatti del gene che, insieme al percorso biochimico p53, portano alla produzione di un cocktail di fattori chiamato SASP (Fenotipo Pro Infiammatorio Secretorio) responsabile dell’invecchiamento  e di malattie come diabete, cancro e  diverse malattie renali. Le uniche cellule senescenti che sono sembrate essere immuni al farmaco sono quelle del fegato, del colon e i linfociti.

Come affermato dal professor Van Deursen, autore della pubblicazione, «La senescenza cellulare è un meccanismo biologico che funziona come un freno di emergenza utilizzato dalle cellule danneggiate per fermarne la divisione» «Sebbene il sistema immunitario funzioni regolarmente, con il passare del tempo diventa meno efficace, le cellule senescenti accumulandosi danneggiano le cellule adiacenti e causano infiammazione cronica, che è strettamente associata alla fragilità e alle malattie legate all’età»

Di conseguenza l’azione dell’enzima migliora di gran lunga anche lo stato di salute del soggetto riducendo anche le infiammazioni nel tessuto adiposo, muscolare e nei reni. Si è notato anche un’apparentemente aumento della reattività e di curiosità per l’ambiente circostante.


Alcuni prodotti delle cellule senescenti hanno però un ruolo nella guarigione delle ferite, nell’inibizione della produzione di tessuti fibrosi e nella prevenzione del cancro e quindi necessario verificare la sicurezza del trattamento prima di iniziare a spostare la ricerca all’uomo.
Bisogna anche tener conto che nei soggetti di studio non è insorta alcuna difficoltà nella guarigione delle ferite, ne un aumento nell’insorgenza di fibrosi o tumori. Il che incoraggia molto gli studiosi che si sono messi alla ricerca di ulteriori composti in grado di reagire con le cellule senescenti.


Questa e ulteriori ricerche un giorno potrebbero donare all’uomo una vita molto più lunga e in salute.

martedì 3 gennaio 2017

Vita allungata del 20% dalla modifica di un gene



Scoperto un gene che, una volta modificato, ha allungato la vita del 20% nei topi.

Ciò starebbe a significare circa 16 anni in più di vita in un uomo di 79.

Lo studio effettuato dai ricercatori del National Institute of Health negli States è stato pubblicato su Cell Reports.

In particolare Toren Finkel, del National Hearth, Lung and Blood Institute, illustrando la ricerca ha affermato  «Se l’elevato allungamento della durata della vita è» un aspetto «degno di nota, questo studio rafforza un elemento importante dell’invecchiamento: non si tratta» di un processo sempre «uniforme».


Il gene in questione si chiama mTor, ed è necessario per il funzionamento del metabolismo e dell’equilibrio energetico dell’organismo. Va tenuto presente che è stato dimostrato che lo stesso gene è anche responsabile di un maggiore apporto calorico una volta che è stato modificato, il che fa pensare che possa essere questa la causa scatenante della longevità che ne consegue.


Inoltre la modifica del gene migliora il tessuto cerebrale dei topi, la loro memoria e il loro equilibrio, ma non apporta gli stessi benefici agli altri tessuti dell’organismo.
E’ quindi ora obbiettivo dei ricercatori trovare altri geni specifici che, una volta modificati, agiscano sui vari organi donandogli gli stessi effetti che il gene mTor apporta al cervello.


E’  anche chiaro però che questa scoperta possa far fronte a diversi problemi esistenti nella ricerca della cura di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o comunque relative all’invecchiamento di specifici organi, anche se gli esperimenti da eseguire sono ancora tanti prima di poter passare a una sperimentazione umana ed un’applicazione nella ricerca medica.

In ultima analisi vi è da tener conto dei risultati della ricerca: i topi modificati risultavano di taglia più piccola dei loro simili e la loro durata media di vita è stata di 28 mesi contro 22,9 nei maschi e di 31,5 contro i 26,5 nelle femmine normali

La formula dell’Elisir di Lunga Vita non sembra essere poi così lontana.