lunedì 30 gennaio 2017

Scoperte le cause genetiche dell'emicrania



L’emicrania è una delle patologie croniche più diffuse al mondo, colpendo quasi il 15% della popolazione mondiale (circa  1 miliardo di individui). Alle volte può diventare fortemente debilitante. Di natura neurologica è caratterizzata da ricorrenti cefalee (mal di testa) che possono essere accompagnate da nausea, vomito, fotofobia (forte sensibilità alla luce), fonofobia (forte sensibilità ai suoni) e disturbi temporanei sensoriali, motori o delle capacità inerenti il linguaggio.

Uno studio guidato in Australia da Dale Nyholt dell’Institute of Health and Biomedical Innovation, Queensland University of Technology e negli Stati Uniti da Aarno Palotie del Broad Intitute of Boston che ha portato a confronto 8 milioni di varianti di Dna di 60 mila pazienti affetti da emicrania, con un gruppo di controllo di 316 mila soggetti estratti da 22 differenti studi genomici, così da poter dedurre quali varianti genetiche specifiche possano portare all’insorgenza dell’emicarania.
I ricercatori hanno così riconosciuto 44 varianti di Dna come concorrenti alle cause dell’affezione dalla patologia.
Queste varianti sarebbero colpevoli di alterare i livelli di proteine ed enzimi nell’espressione di un determinato gene che porterebbe allo sviluppo di attacchi della malattia.

Nell’articolo su Nature Genetics, Nyholt scrive: «Le esatte cause dell’emicrania sono sconosciute e non vi sono segni riconoscibili, diagnostici e patologici.
Non sappiamo quale sia la biologia e cosa faccia scattare il disturbo, ma studi di gemelli e di gruppi familiari indicano che l’emicrania ha una significativa componente genetica.
Le terapie sintomatiche esistenti, come i triptani, sono efficaci solo su circa il 40% dei pazienti.
Ora cerchiamo una particolare variante di DNA che sia più frequente nei casi di emicrania, in confronto con il gruppo di controllo.
Questo ci darà una conoscenza biologica e potremo quindi esaminare i gruppi per vedere se possiamo puntare a questo specifico percorso e formulare un migliore trattamento».

Con questa nuova rivelazione gli scienziati, lavorando anche sulle altre cause quali stress, fattori ambientali, alimentazione sbagliata e irregolarità del sonno cercheranno di sviluppare terapie più specifiche per poter combattere le probabilità di insorgenza della patologia.

martedì 10 gennaio 2017

Le origini della schizofrenia sono genetiche







L’eccessiva soppressione di sinapsi da parte di una proteina del sistema immunitario codificate da un gene specifico potrebbe essere la causa principale della schizofrenia. Un meccanismo, inoltre, che ha il suo picco nell’età adolescenziale e i primi anni dell’età adulta, proprio il periodo in cui viene solitamente diagnosticata la schizofrenia.


Il gene incriminato si chiama C4, esso risiede in una zona del DNA dal nome MHC (Major Histocompatibility Complex), poco conosciuta e di cui si sa solo risiedano al suo interno geni responsabili della regolazione della risposta immunitaria.

Si è poi scoperto che di gene C4 ne esisterebbero 4 varianti in grado di produrre 2 tipi di proteine denominate C4-A e C4-B.


L’analisi del genoma di più di 64.000 persone ha rivelato una iperattività della proteina C4-A negli schizofrenici. Il passo successivo è stato capire che ruolo avesse questa proteina nel nostro corpo.

Si è scoperto ch’essa ha un ruolo preponderante nel processo chiamato “potatura sinaptica” responsabile dell’eliminazione di neuroni deboli e ridondanti e di sinapsi raramente utilizzate rendendo le capacità cerebrali più efficaci e precise.

Questo meccanismo immunitario si avvia nel periodo adolescenziale e ha il suo picco negli ultimi anni dello sviluppo della corteccia cerebrale intorno ai 25-26 anni di età.

Si tratta di un processo essenziale per mantenere “pulito” il cervello alla fine della crescita dell’individuo. Ovvio però che un’eccessiva attività di questo meccanismo possa portare anche all’eliminazione non necessaria di tessuto cerebrale essenziale. Di fatti la ricerca ha dimostrato che chi ha un eccesso di proteina C-4 ha anche una corteccia cerebrale più sottile.

Questa scoperta è stata in fine l’ultimo pezzo del puzzle dato che una corteccia cerebrale sottile è uno dei sintomi chiave della schizofrenia, mettendo in fine in luce il chiaro legame che vi è tra la proteina e la patologia.


Ricordiamo che la schizofrenia è una malattia neuropsichiatrica cronica grave che determina una riduzione delle capacità cognitive, della motivazione e della percezione della realtà, che colpisce 1% della popolazione mondiale (circa 24 milioni di individui secondo le stime dell’Oms).

Finora è stata documentata una perdita di materia grigia e una riduzione di sinapsi nei soggetti schizofrenici, ma la causa biologica di questi 2 sintomi è stata sempre sconosciuta.

Questi sono alcuni dei motivi che hanno reso sempre questa malattia un mistero, ed è per questo che i risultati della ricerca condotta sono estremamente importanti sia nel campo della genetica che in quelli della neurologia e della psichiatria


La ricerca è stata svolta alla Harvard Medical School of Boston e al Broad Instiute of Cambridge, nel Massachussets ed è poi stata pubblicata sulla rivista “Nature” da Aswin Sekar, uno dei ricercatori che ha mandato avanti il progetto.

Si è trattato di un progetto di ricerca su larga scala durante il quale i ricercatori hanno analizzato i tessuti cerebrali di 255 donatori post mortem, dei quali 50 affetti da schizofrenia per poi confrontarli con i dati genetici di 64.758 soggetti, dei quali 28.799 schizofrenici.

Sarà poi probabilmente obbiettivo, una volta definiti bene i profili genetici a rischio, trovare un farmaco in grado di regolare la “potatura sinaptica” sfruttando dei bio-marcatori adatti. Ma per ora gli scienziati preferiscono non rischiare di fare un passo più lungo della gamba e procedere con metodo e attenzione.